Recensioni

Farida La schiava bambina dell’Isis, Andrea C. Hoffmann

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Trama: Farida vive in un villaggio sulle montagne irachene. C’è una bella casa con un giardino ricco di alberi da frutto, ha una famiglia amorevole e a scuola la chiamano la “calcolatrice” perché è brava in matematica. È yazida, non musulmana, ma questo per molto tempo non sembra creare problemi. Il suo mondo crolla un giorno di agosto, quando il villaggio viene attaccato dai guerriglieri dell’Isis. Tutti gli uomini, tra cui il padre e i fratelli di Farida, vengono uccisi e le donne fatte prigioniere e portate via. Per loro inizia un lungo incubo senza fine. I rapitori le considerano come capi di bestiame da vendere al mercato delle schiave. Non c’è limite alle atrocità a cui Farida assiste e alle violenze che le vengono inflitte, tanto da indurla a pensare al suicidio. Ma poi decide di reagire e di combattere. Di non lasciarsi sopraffare, e di rendere la vita difficile ai suoi rapitori. Morde, scalcia, si dibatte, li accusa di andare contro la loro religione, si fa la fama di osso duro. Sempre coi sensi allerta, mese dopo mese, in attesa del momento giusto per mettersi in salvo.

Recensione: Quella di Farida è una storia vera, di guerra, di terrore, di paura, di violenza; ma è anche una storia di amicizia, di amore, di attaccamento alla vita e di voglia di riscatto. Farida viene presa dai guerriglieri dell’Isis quando questi attaccano il suo villaggio, viene imprigionata e venduta al mercato delle schiave. Da quel momento smette di essere una bambina e diviene niente più che merce, il suo valore come essere umano per i criminali dell’Isis è pari a zero. Farida, e le ragazze schiave come lei, sono costrette a subire violenze fisiche e psicologiche tali da far pensare più volte a Farida al suicidio. Fortunatamente la ragazza, sostenuta dall’amica, riesce a trovare la forza di reagire e inizia a escogitare la fuga. Un libro necessario da leggere per capire come i militanti dell’Isis trattino le donne, come lo facciano in nome di un Dio e lo ritengano del tutto naturale. Oltre l’inaudita violenza degli uomini però le ragazze schiave devono anche tener conto della vergogna e del senso di colpa che la loro comunità gli fa provare; lo stupro le ha infatti rese impure e in quelle condizioni secondo la loro morale non potranno mai avere un marito e quindi un futuro. Fortunatamente Farida e quel che resta della sua famiglia un futuro e un’opportunità di riscatto l’hanno avuta; la sua storia rappresenta una piccola speranza per tutte le ragazze schiave dell’Isis, non posso che consigliarvelo.

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