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Recensione | Maria di Isili, Cristian Mannu

66085kTrama: Zia Borìca, che di neonati ne ha visti nascere tanti, capisce subito che quegli occhi così azzurri possono solo essere opera di un angelo o di un demonio. Sin da bambina Maria si distingue dal resto della famiglia: dalla madre vestita di scuro con lo sguardo fisso nel vuoto, dal padre che ha gli occhi neri più del camino sporco di fuliggine, dalla sorella maggiore Evelina che ha sempre un rosario in mano.

Maria è ardente e sognatrice, e ha una dote speciale: sotto le sue mani il telaio è come un pianoforte, con cui dà vita ad arazzi meravigliosi, intrecciando sapientemente lana e rame. Un dono grazie al quale sembra destinata a un futuro felice, nel piccolo villaggio di Ísili, dove il vento che sferza le pietre delle case profuma di avena selvatica e rosmarino. Ma un giorno in paese arriva Antonio Lorrài, il ramaio, il gitano, bello come un principe delle favole sul suo cavallo nero. E per la prima volta Maria, che a sedici anni non ha mai baciato nessuno, si sente accendere come un fiore nel fuoco. Anche se Antonio sta per sposare la sorella Evelina, Evelina che lei ama profondamente, Evelina che aspetta un figlio da quell’uomo oscuro…

Recensione: La storia raccontata nel libro è quella di Maria di Isili, figlia di Rosaria Granata e di Michele Piga, sorella di Evelina, amante di Antonio Lorrai di Silius e moglie di Sergio Desogus. La vita di Maria, piena di delusioni, tristezza e sfortuna, viene raccontata, oltre che da se stessa, anche da tutti i personaggi che le stanno intorno e che l’hanno conosciuta, amata, odiata, maledetta e invidiata. Il libro si apre con le parole di Salvatorica Carboni, la levatrice del paese, che ha aiutato Maria a nascere. Maria, dagli occhi celesti così diversi dal padre, che solo un angelo o un diavolo potevano averci messo lo zampino. Maria che a 16 anni scopre l’amore e non riesce a calmare il vento dentro di sé, Maria che una notte scappa via da Isili per inseguire quell’uomo che aveva portato scompiglio nella sua famiglia.

“Fui io a portarlo alle vigne. Fu lui a insegnarmi l’amore. Fummo in due a rubarci il destino.”

La narrazione è scorrevole e veloce e ogni capitolo è assegnato a un personaggio che ha fatto parte in maniera diretta o indiretta della vita di Maria. Parlano tutti, e ognuno racconta la sua verità, aggiungendo dei piccoli pezzi che andranno a comporre l’intera storia della ragazza, ma rivelando anche la propria di storia. Quella della madre Rosaria, arrivata in Sardegna dalla Sicilia per amore di un uomo che non può avere e che dopo la nascita di Maria ebbe un esaurimento nervoso, smise di parlare e si chiuse in se stessa. Quella del padre di Maria, Michele, che maledice in tutti i modi la figlia che gli ha portato vergogna e gli ha fatto perdere il rispetto che si era guadagnato in paese con tanta fatica. Quella di Antonio, che Maria l’amava davvero, ma che a Cagliari trovò la perdizione e a Orroli la morte. Fino ad arrivare a Evelina, che attraverso una lettera indirizzata alla nipote Maria, racconta la sua di verità, le sue emozioni e la sua vita, invitandola infine lì dove tutto è iniziato, a Isili.

Un libro che sa di Sardegna, quella antica, tra orgoglio e vergogne da nascondere, tra peccati e figli burdi, tra passione e ribellione. Attraverso le storie di questa famiglie c’è anche l’occasione per parlare di storia e cronaca, per descrivere lo spopolamento e la condizione in cui versavano (e versano) le periferie della città di Cagliari, dove le scuole chiudono e i politici si fanno vedere solo in campagna elettorale. Il libro si conclude con la storia di un’altra Maria di Isili, nipote della prima, che grazie alla lettera di Zia Evelina torna in Sardegna a riscoprire le sue radici e lì resta. La storia di un ritorno alle origini che sa di speranza e riscatto sociale.

 

 

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