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Recensione | A cantare fu il cane, Andrea Vitali

Buongiorno! Oggi vi parlo dell’ultimo libro che ho recensito per ThrillerNord, se non l’avete ancora letto io ve lo consiglio vivamente. Si tratta di un classico giallo nel quale la vita di provincia viene descritta magistralmente dalla penna di Andrea Vitali, tra carabinieri e prevosti, tra mezze verità e piccole bugie, tra tresche e pettegolezzi.

9788811687658_0_0_300_80Titolo: A cantare fu il cane
Autore: Andrea Vitali
Editore: Garzanti
Pagine: 432
Prezzo: € 15,81 (Ibs)

Trama: La quiete della notte tra il 16 e il 17 luglio 1937 viene turbata a Bellano da un grido di donna. Trattasi di Emerita Diachini in Panicarli, che urla «Al ladro! Al ladro!» perché ha visto un’ombra sospetta muoversi tra i muri di via Manzoni. E in effetti un balordo viene poi rocambolescamente acciuffato dalla guardia notturna Romeo Giudici. È Serafino Caiazzi, noto alle cronache del paese per altri piccoli reati finiti in niente soprattutto per le sue incapacità criminali. Chiaro che il ladro è lui, chi altri? Ma al maresciallo Maccadò servono prove, mica bastano le voci di contrada e la fama scalcinata del presunto reo. Ergo, scattano le indagini. Prima cosa, interrogare l’Emerita. Già, una parola, perché la donna spesso non risponde al suono del campanello di casa, mentre invece è molto attivo il suo cane, un bastardino ringhioso e aggressivo che si attacca ai polpacci di qualunque estraneo. E il Maccadò, dei cani, ha una fifa barbina.
A cantare fu il cane ci offre una delle storie più riuscite di Andrea Vitali. I misteri e le tresche di paese, gli affanni dei carabinieri e le voci che si diffondono incontrollate e senza posa, come le onde del lago, inebriate e golose di ogni curiosità, come quella della principessa eritrea Omosupe, illusionista ed escapologa, principale attrazione del circo Astra per le sue performance, ma soprattutto per il suo ombelico scandalosamente messo in mostra. E per la quale, così si dice, ha perso la testa un giovanotto scomparso da casa…

Recensione: 

Nella notte tra venerdì 16 e sabato 17 luglio 1937, dal caseggiato di via Manzoni sito al civico 37, altezza incrocio via Porta, si levò alto un grido.

«Al ladro, al ladro!»

Era quasi l’una. La voce, femminile, era quella di Emerita Diachini in Panicarli, di anni trentacinque.

È cosi che ha inizio A cantare fu il cane, ultima riuscitissima opera di Andrea Vitali.
La storia si svolge a Bellano, dove il furto avvenuto nella notte a casa di Emerita Diachini ha destato fin da subito voci e supposizioni per le strade del piccolo paese. Un evento che non poteva sfuggire agli abitanti del paese, in cui tutti sembrano sapere lo svolgimento esatto dei fatti. In realtà tutto il vociare intorno al furto non fa altro che creare confusione nelle indagini del maresciallo Maccadò, che si risveglia la mattina del sabato con una bella gatta da pelare. A questo si aggiunge la fuga di un giovane che, sempre a sentir le voci paesane, sarebbe scappato insieme alla principessa Omosupe, principale attrazione del circo Astra che in quei giorni si trovava in città.

Fin dall’incipit il lettore si ritrova davanti all’avvenimento chiave di tutto il romanzo, un furto, o presunto tale, sul quale solo il cane della signora Emerita riuscirà a gettare luce. Un classico giallo nel quale la vita di provincia viene descritta magistralmente dalla penna di Andrea Vitali, tra carabinieri e prevosti, tra mezze verità e piccole bugie, tra tresche e pettegolezzi.
Attraverso una miriade di personaggi, lo scrittore racconta la storia tipica della vita di paese, e lo fa utilizzando una scrittura fluida e dettagliata grazie alla quale il lettore riesce a immedesimarsi perfettamente nella storia, rivivendo così la Bellano dell’epoca fascista.

Un libro che si lascia leggere in poche ore in cui l’unica difficoltà è forse quella di tenere a mente tutti i personaggi, molti dei quali minori, che appaiono durante il racconto. Cosa a cui si pone però facilmente rimedio grazie alla lista di tutti i personaggi presente alla fine del libro.

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