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Recensione | Viso negato, Latifa

9788817031288_0_0_300_80Titolo: Viso negato
Autore: Latifa
Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli
Pagine: 206
Prezzo: € 6,38 (Ibs)

Trama: Latifa è nata nel 1980 a Kabul. Sogna di diventare giornalista, va a scuola, frequenta gli amici, ama leggere e andare al cinema. Latifa ha solo sedici anni, quando i Talebani prendono il potere in Afghanistan. Improvvisamente, tutta la sua vita viene stravolta: il regime le impedisce di studiare, di lavorare, di uscire di casa senza la scorta di un parente maschio. Perfino il suo volto è messo fuori legge, quando il “chadri” diventa l’abito imposto a tutte le donne: quel velo la imprigiona dalla testa ai piedi, trasformandola in un fantasma. Nel 2001 Latifa riesce a fuggire con la sua famiglia in Pakistan, poi finalmente giunge in Francia. Questo libro, scritto in esilio, è lo straordinario resoconto della sua vita, divisa tra l’orrore per le oppressioni subite e l’inestinguibile fiducia nello spirito umano.

Recensione: Viso negato racconta la storia di Latifa, giovane ragazza nata a Kabul nel 1980 in una famiglia borghese e benestante. Latifa è una giovane studentessa con le idee chiare, vuole entrare alla facoltà di giornalismo, e ha già passato il primo esame quando, il 27 Settembre del 1996, i talebani con un colpo di stato prendono il potere in Afghanistan. Sarà l’inizio di una nuova vita per Latifa che vede infrangersi davanti ai suoi occhi tutti i suoi sogni di adolescente. I talebani fin da subito emanano decreti che colpiscono maggiormente le donne, e Latifa in maniera meticolosa ci elenca tutte le regole alle quali deve sottostare: niente smalto, niente trucchi, niente foto di animali o persone, niente musica, niente biancheria; inoltre la donna non può più lavorare, deve essere sempre accompagnata da un uomo della famiglia e deve indossare il chadri. Una serie di divieti volti a distruggere il ruolo della donna all’interno della società.

Latifa per i primi quattro mesi del regime si rifiuta di uscire di casa, e quando lo fa assiste a una punizione corporale ai danni di alcune donne che indossavano delle scarpe bianche. C’è paura, tanta. E c’è la depressione, il lasciarsi andare, il non vedere nessuna possibilità di miglioramento e di ribellione. Latifa è spaventata, costretta a vivere rinchiusa tra quattro mura, per lei ormai non c’è più niente da fare, ma decide di aiutare gli altri, i bambini. è così che grazie all’appoggio della famiglia decide di creare una scuola clandestina insieme all’amica.

Viso negato è la storia di Latifa, ma è la storia anche di tutte le donne afghane private dei basilari diritti umani. è la storia di come tutto possa cambiare da un giorno all’altro ma anche di come si debba lottare per migliorare le cose. È una storia di speranza e di coraggio. Latifa infatti lascerà il suo Paese nel 2001, quando grazie all’aiuto della rivista francese Elle, arriverà in Francia per testimoniare quello che stava accadendo a Kabul.

Se cercate sentimentalismo questo libro non è adatto a voi. Latifa descrive quello che le accade in maniera meticolosa, concisa e semplice, con un approccio quasi giornalistico. Viso negato assomiglia sicuramente a tanti altri libri sull’argomento e se sapete già quello che è avvenuto in Afghanistan, qui non troverete nulla di nuovo, se non la conferma di quanto l’uomo possa essere spregevole. Se invece volete scoprire qualcosa di più su questo Paese, leggetelo. Latifa attraverso la sua storia ci fa scoprire i cambiamenti del suo paese e ci porta a conoscere com’era la vita in Afghanistan prima dell’arrivo dei talebani grazie a piccoli dettagli sparsi qua e là nel libro, come ad esempio l’abbigliamento utilizzato da Latifa prima del colpo di stato.
Alla fine del libro troverete  una breve cronologia dei principali eventi avvenuti in Afghanistan davvero utilissima, e vi consiglio di leggere anche la prefazione scritta da Emma Bonino, la quale si è sempre battuta contro il regime talebano e contro tutte le violazioni dei diritti umani nel mondo.

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